l’altravoce 30.03.2025
Sguardo particolare sul Sud Italia e sulla Calabria, protagonisti del suo immaginario.
Il volume di Umberto apice presentato dall’associazione l’isola che non c’è.
di Francesco Lo Duca
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“Ho incominciato a interessarmi a Pasolini negli anni 60, in quegli anni un giovane di vent’anni, trent’anni non poteva fare a meno di confrontarsi con Pasolini. Usciva un suo film, un libro e una persona di quell’età che voleva conoscere quello che accadeva nel mondo della cultura, non poteva fare a meno di andare a vedere Teorema, Porcile, il Vangelo secondo Matteo.”
Umberto Apice, sollecitato dalle domande di Concetta Silvia Patrizia Marzano, inizia a parlare del suo libro, “Processo a Pasolini. Un poeta da sbranare”, presentato a Palazzo Marzano nell’ambito dell’interessante incontro “Ti racconto… la Storia” organizzato dall’Associazione L’Isola che non c’è A.P.S.
Leggendo il libro di Enzo Siciliano, il più completo sulla vita di Pasolini, il magistrato Umberto Apice ha detto che esce fuori un personaggio con un’esistenza ricca, pieno di letteratura e di processi.
“Mi venne di fare un confronto – ha rilevato Apice collegato in diretta da remoto- “con tutte le differenze immaginabili, perché anche la mia era una vita piena di processi, data la mia attività di magistrato e di letteratura per la mia vocazione di scrittore. Cominciai così a pensare di voler scrivere qualcosa sui processi subiti da Pasolini, perché ero la persona adatta a scrivere sotto questa veste di giurista e letterato”. Il processo più surreale di tutti scelto da Umberto Apice era quello del Circeo, quando Pierpaolo Pasolini nel 1961 fu accusato di aver tentato di rapinare un benzinaio del Circeo puntandogli contro una rivoltella con pallottole d’oro.
“Ho confrontato la morte di Pasolini ha espresso Apice “a quel processo che mi sembrò un antecedente, che anticipava quella morte assurda cui poi dovette andare incontro nel 1975”.
Nella prefazione di Roberto Saviano al volume “Processo a Pasolini. Un poeta da sbranare” si esprime che una figura aveva sempre ossessionato Pasolini: Cristo, deriso, sputato, colpito, lapidato, inchiodato, ucciso sulla croce.
Cristo morì per salvare gli uomini. Pasolini sapeva di non poter salvare nessuno, tantomeno se stesso. Voleva soltanto conoscere la morte atroce, immotivata, vergognosa – la vera morte, non quella lenta e pacifica che sopportiamo nei letti educati – la morte che aveva sempre reso terribile la sua dolcezza.
Nella conversazione con la Presidente Marzano dell’altra sera, Umberto Apice ha sostenuto che a suo parere Pierpaolo Pasolini “non volevano neanche ucciderlo, c’era forse l’intenzione di dare una lezione di additare alla pubblica opinione quel depravato di Pasolini, e volevano farlo attraverso questa messa in scena di un qualcosa di torbido, che stava intorno a questo è che gli permetteva di fustigare i costumi.”
In ogni modo, tra le ipotesi possibili dell’omicidio di Pasolini, quella più verosimile per Umberto Apice è quella del complotto politico.
Il dialogo tra Anna Mondella e Gilberto Floriani
Nel successivo dialogo tra Anna Mondella e Gilberto Floriani, moderato da Concetta Silvia Patrizia Marzano, è stato evidenziato, che “Processo a Pasolini. Un poeta da sbranare”, pubblicato da Zolfo Editore, è un libro interessante che si legge molto volentieri a conferma delle buone doti narrative dell’autore.
Pierpaolo Pasolini è stato descritto come degli uno degli intellettuali più poliedrici e controversi del panorama culturale italiano del 900. Poeta, romanziere, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista, Pasolini ha costantemente interrogato le trasformazioni sociali e politiche del suo tempo, rivolgendo spesso la sua attenzione alle realtà marginali e al conflitto tra tradizione e modernità.
In particolare Floriani ha rilevato che il Sud Italia, con le sue peculiarità storiche e culturali, ha rappresentato un polo di interesse cruciale nell’opera di Pasolini, un serbatoio di autenticità in un paese in rapido cambiamento.
In questo contesto la Calabria, regione con una storia millenaria, tradizioni uniche e complesse, dinamiche socio economiche, emerge come un luogo di particolare risonanza per l’immaginario pasoliniano.
I viaggi in Calabria di Pasolini, la scelta non casuale ma profondamente concettuale delle location calabresi in “Il Vangelo secondo Matteo” e la presenza di attori calabresi come Ninetto Davoli e Margherita Caruso in altre opere cinematografiche confermano un suo “continuo interesse per le persone di questa regione”.