francine shapiro

Francine Shapiro (1948-2019) e la terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

di Diego Vian

Quella dell’EMDR, elaborata da Francine Shapiro, è una delle tecniche terapeutiche che nel corso di pochi anni ha suscitato riscontri e adesioni da parte del mondo scientifico.

Com’è noto i movimenti oculari possiedono un ruolo associato ai processi cognitivi e alle funzioni corticali di ordine superiore. Tale ruolo è correlato con un cambiamento nei contenuti cognitivi.

L’uso di tali movimenti nella terapia EMDR si basa su un’osservazione casuale fatta da Francine Shapiro nella primavera del 1987 quando, durante una passeggiata in un parco, egli notò che alcuni pensieri dolorosi erano scomparsi e, se ritornavano alla mente, non erano più disturbanti e presenti come prima.

Shapiro ne dedusse che le patologie cliniche sono passibili di cambiamento, se il terapeuta si concentra adeguatamente sull’informazione immagazzinata in passato, disfunzionalmente nel sistema nervoso.

Persino i disturbi di personalità più pronunciati possono essere considerati come modificabili attraverso la rielaborazione di quei ricordi.

L’EMDR si concentra sul ricordo stesso. La conseguente trasmutazione delle informazioni nel ricordo in questione sembra avvenire in modo spontaneo portando a un cambiamento nella relazione del paziente.

Alcuni ricercatori suggeriscono che tali ricordi vengono conservati all’interno dei sistemi di memoria non dichiarativa.

Francine Shapiro e il trattamento EMDR

Dopo il trattamento con l’EMDR i ricordi vengono immagazzinati tramite l’associazione a un’immagine meno disturbante, a una cognizione positiva e a un’emozione adeguata; inoltre, non vi sono più sensazioni fisiche collaterali.

Probabilmente l’elaborazione delle informazioni ne permette l’adeguato immagazzinamento nella memoria semantica; un processo che può anche portare alla liberazione delle reazioni patologiche.

In altre parole, sembra che esista un sistema innato di elaborazione delle informazioni e che le patologie si sviluppino a causa di un blocco di questo meccanismo.

Perciò, se si accede al ricordo traumatico e si attiva il sistema tramite la terapia EMDR, l’informazione viene portata a una risoluzione adattiva.

Le osservazioni di migliaia di sedute di terapia EMDR sembrano corroborare questa ipotesi.

Sembra che tale sistema sia configurato per elaborare le informazioni e ripristinare la salute mentale, proprio come il resto del corpo è portato fisiologicamente a guarire dopo una ferita.

Questa convinzione è alla base del modello ideato da Francine Shapiro, il cui focus principale è sul paziente e in cui si ipotizza che, durante l’elaborazione tramite il movimento oculare, cognizioni ed emozioni cambieranno fino a divenire sempre più appropriate ed attive, spostandosi verso livelli ottimali e con un’invasività minima da parte del terapeuta.

Stress post traumatico

Tutto questo ci porta ad affermare che l’ EMDR sia una forma di terapia specifica per il trattamento dello stress post traumatico.

L”approccio fondamentale e alcune componenti del trattamento si basano sui risultati di ricerche relative a tale categoria.

Alcuni studi condotti sui reduci del Vietnam, per esempio, hanno richiamato l’attenzione sull’evento traumatico stesso indicando che le reazioni psicologiche allo stress tendono a mantenersi in maniera direttamente proporzionale alla gravità dell’evento stressante e del relativo ricordo.

Ciò non toglie che alla base ci sia una predisposizione innata da parte dell’individuo.

Questa condizione prevede nel trattamento cognitivo comportamentale l’esposizione diretta dei ricordi traumatici rivissuti fino a quando il paziente non mostra una riduzione dell’ansia.

L’obiettivo è quello di produrre nell’individuo un elevato livello di ansia per un periodo sostenuto fino all’estinzione di tale stato.

L’impiego del modello cognitivo comportamentale non esclude l’utilizzo della terapia EMDR.

Il ricordo

L’importanza assegnata ai ricordi della prima infanzia chiaramente si adatta bene al modello psicodinamico, mentre il valore attribuito ai comportamenti alle reazioni disfunzionali attuali è totalmente coerente con il paradigma del condizionamento e con quello della generalizzazione, tipici del comportamento classico.

Oltre a costituire un approccio centrato sul paziente in cui viene data grande importanza agli aspetti emotivi ed esperienziali, la terapia è EMDR fa riferimento al concetto di valutazione positiva e negativa di sé che ha solide radici nel campo della terapia cognitiva.

La enfasi sulle reazioni fisiche relative alle disfunzioni riportate dal paziente si dimostra inoltre un’importante elemento per il suo pieno utilizzo a livello terapeutico.

In tutto questo non può essere esclusa la dimensione neurologica, in cui un trauma psicologico si associa a numerosi cambiamenti all’interno del sistema nervoso provocati dal rilascio di cortisolo, da picchi elevati di adrenalina, da fluttuazioni nell’equilibrio dei neurotrasmettitori, e da tutti i processi che portano a una perdita dell’omeostasi neurale.

A causa di questo squilibrio il sistema di elaborazione delle informazioni non è in grado di funzionare e l’informazione acquisita al momento dell’evento, comprendente immagini, suoni, emozioni e sensazioni fisiche, viene conservata a livello neurologico nel suo stato disturbante.

Conservato in tale forma disturbante eccitatoria e stato-specifica, pertanto, il materiale originario può essere riattivato da una gamma di stimoli interni ed esterni e venire espresso sotto forma di incubi, flashback e pensieri intrusivi, i cosiddetti sintomi positivi del disturbo da stress post traumatico.

La terapia EMDR è uno degli strumenti nel cassetto dello psicologo efficace per supportare il paziente nel suo percorso di elaborazione del trauma.

Del resto, come disse lo stesso A. Einstein “Fino a quando le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe; se sono certe, allora non si riferiscono alla realtà.”

1 Francine Shapiro, EMDR, il Manuale, Raffaello Cortina Ed.